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agerola news

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola , Michele Acampora “I miei mezzi sono tutti in regola, sono un operatore serio. Commerciante operatore ed esportatore”

5 Maggio 2017, 10:26am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola , Michele Acampora “I miei mezzi sono tutti in regola, sono un operatore serio. Commerciante operatore ed esportatore”

inserito da Michele Pappacoda Esclusiva Agerola , Michele Acampora “I miei mezzi sono tutti in regola, sono un operatore serio. Commerciante operatore ed esportatore” . Riceviamo in redazione a Positanonews, nella sede di Piano di Sorrento, il signor Michele Acampora a proposito della segnalazione arrivata sui camion a Via Ponte “Sono assolutamente tutti in regola, se qualcuno ha problemi si può rivolgere a me direttamente. Lavoro in tutto il mondo e anche nella Terra dei Fuochi, di certo ad Agerola non è qui che si hanno i problemi di tumore e sicuramente non sono attribuibili ad alcun rifiuto , perchè non ci sono rifiuti ad alto rischio” . Il signor Acampora questa mattina ha portato in redazione tutti i documenti al proposito chiarendo la situazione.

POSITANONEWS

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola, grande successo per la VIA DELLA CROCE, sacra rappresentazione della passione di Cristo

11 Aprile 2017, 07:58am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola, grande successo per la VIA DELLA CROCE, sacra rappresentazione della passione di Cristo

inserito da Morena Motta Grande successo e bagno di folla per la VIA DELLA CROCE che si è tenuta ad Agerola.
Nella splendida giornata della Domenica delle Palme, lungo le strade della cittadina dei Monti Lattari che si affaccia sulla Costiera Amalfitana, si sono susseguite suggestive  ed emozionanti scene della rappresentazioni della Passione di Cristo.
Come afferma Don Giuseppe Milo, promotore ed organizzazione della manifestazione
” Con la meditazione, la preghiera e il canto, abbiamo rievocato il cammino di Gesù sulla via della Croce:una via che sembrava senza uscita e che invece ha cambiato la vita e la storia dell’uomo”.
La Via delle Croce, organizzata dall’omonimo gruppo con il patrocinio del Comune di Agerola, ha preso il via domenica 9 Aprile alle ore 16:00. La sacra rappresentazione ha iniziato il suo percorso da Pianillo Piazza Unità D’Italia con L’ingresso di Gesù a Gerusalemme, mentre L’ultima Cena, scena molto suggestiva e ben rappresentata,  si è tenuta nel Piazzale della chiesa San Pietro Apostolo. Nell’area parcheggio di via Mazzini si è tenuto il Complotto contro Gesù e il tradimento di Giuda. Altra scena molto commovente è stata L’incontro con Maria e Gesù che annuncia alla Madre il suo destino.  Il  Ponte di Bomerano, nella zona recentemente bonificata con l’antico ponte medievale, ha fatto da incantevole cornice naturale alla scena della La preghiera di Gesù al Getsemani, la tentazione e l’arresto. La successiva stazione ha avuto luogo nell’affascinante Palazzo Acampora (sec. XVIII), uno dei rari esempi di dimora e architettura patrizia dell’alta costiera amalfitana, Gesù giudicato da Caifa e Pietro che rinnega il Maestro. Nella centralissima Piazza Paolo Capasso la folla numerosa si è cinta in circolo ad abbracciare, simbolicamente,  il Cristo nel Pretorio di Pilato e la Flagellazione. Lungo via Principe di Piemonte Gesù cade e parla con Maria, il Cireneo si fa carico della Croce e la Veronica asciuga il suo volto. Nell’altura di via Casalone, sullo sfondo il sentiero degli Dei e i faraglioni di Capri, si è conclusa la rappresentazione con La Crocifissione e la deposizione di Gesù dalla croce.

POSITANONEWS

 

 

 

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE DI STABIA NEWS Agerola - Consegnato defibrillatore aell'Istituto scolastico Di Giacomo-De Nicola

10 Aprile 2017, 13:43pm

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE DI STABIA NEWS Agerola - Consegnato defibrillatore aell'Istituto scolastico Di Giacomo-De Nicola

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA «Con gli amici di Agerola, con grande soddisfazione, ho consegnato ieri un defibrillatore alla scuola "Di Giacomo-De Nicola". Lo ha detto il Consigliere Regionale Alfonso Longobardi.
«Nei mesi scorsi - prosegue - mi era giunta una specifica richiesta dall'Amministrazione comunale di intervenire a sostegno delle strutture sportive locali, per dotarle di una strumentazione molto importante quale è il defibrillatore. Insieme al Sindaco Luca Mascolo, ai consiglieri Salvatore Acampora e Giuseppina Mandara, abbiamo incontrato ieri alunni e atleti dell'Istituto scolastico "Di Giacomo-De Nicola", nella palestra del quale è stato collocato l'apparecchio defibrillatore.

Il defibrillatore è uno strumento medico fondamentale per soccorrere, in caso di necessità, persone colpite da arresto cardiaco. Da qui è nata la necessità di dotare strutture come palestre e scuole di questa utilissima apparecchiatura sanitaria. Al fianco delle Comunità locali e del territorio, per migliorare i servizi e l'assistenza ai Cittadini: avanti tutta».

 

FONTE STABIA CHANNEL https://www.stabiachannel.it/PoliticaLavoro/agerola-consegnato-defibrillatore-aellistituto-scolastico-di-giacomo-de-nicola-63878.html

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MONTI LATTARI CASTELLAMMARE NEWS Ritardi nel servizio postale ad Agerola, Sindaco Mascolo scrive a Poste Italiane: «Così scattano interessi di mora»

4 Aprile 2017, 07:55am

Pubblicato da Giornale Vettica di Amalfi Online www.mikivettica.net

MONTI LATTARI  CASTELLAMMARE NEWS Ritardi nel servizio postale ad Agerola, Sindaco Mascolo scrive a Poste Italiane: «Così scattano interessi di mora»

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Ha deciso di provvedere alle segnalazioni dei suoi concittadini inviando una lettera ai diretti interessati. Da tempo ad Agerola si lamentano ritardi e disagi nella consegna della posta: avvisi di pagamento di tasse e tributi comunali e bollette per le utenze domestiche vengono consegnate con ritardo, con conseguente pericolo per i cittadini di incorrere in sanzioni e maggiori oneri per ritardi nel pagamento, di cui non sono affatto responsabili. Il Sindaco Luca Mascolo, allora, ha deciso di scrivere ai vertici di Poste Italiane -Presidente, Direttore della filiale di Napoli 3 Est e Amministratore Delegato - per sollecitarli ad attivare tutti gli adempimenti opportuni perché vengano eliminati tutti gli inconvenienti.
«Facendomi portavoce dei miei concittadini - esordisce il Primo Cittadino in una lettera datata al 30 marzo - e delle segnalazioni che gli stessi effettuano quotidianamente, intendo mettere al corrente le SS. LL. dei sempre più frequenti disagi al servizio postale registrati nel territorio comunale». «Il servizio di consegna della posta sul territorio di Agerola sconta ormai da molto tempo crescenti disagi che esasperano i cittadini, [...] costretti a pagare con ritardo bollette di acqua, luce, gas e scadenze fiscali, con rischio di essere soggetti a maggiori oneri».
«Confido - chiosa Mascolo - che da parte di Poste Italiane ci sia maggiore impegno, verificando la necessità di eventuali interventi da parte dell'azienda volti a regolarizzare il servizio di consegna».

STABIA CHANNEL

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AGEROLA E MONTI LATTARI NEWS SAPORI DEL SOLE

12 Giugno 2016, 11:22am

Pubblicato da Positanonews

inserito da Michele Pappacoda “Sapori del sole” è una giovane azienda nata nel 2005 che si dedica alla commercializzazione online di prodotti tipici della nostra Italia. La sua forza è rappresentata dalla ventennale esperienza dei soci maturata nell’import-export di latte e derivati, ma oggi, il catalogo multimediale è una vera e propria bottega virtuale in cui è possibile visionare, avere informazioni dettagliate ed infine acquistare i prodotti tipici di qualità delle migliori tradizioni regionali italiane, realizzati con processi di lavorazione artigianali effettuati secondo le antiche tradizioni. Sapori del sole” è inserita nelle guide enogastronomiche online, nei principali motori di ricerca (google, altavista, msn, yahoo), nei principali siti B2B e nei maggiori siti di ecommerce; nonché su stampa specializzata (“Viaggia l’Italia”, “Italia export”, etc.). L’azienda partecipa a vari eventi enogastronomici (come la sagra del fior di latte e del provolone del monaco “Gusta Settembre” ad Agerola) e alle maggiori fiere nazionali ed internazionali del settore agroalimentare (“Cibus” di Parma, “Cibus Med” di Bari). In questi ultimi tempi nell’ambito di un programma di internazionalizzazione “Sapore del Sole” si è estesa con l’Export sui mercati esteri (Svezia, Malta, etc). Dall’azienda è possibile raggiungere in breve tempo delle antiche mulattiere, oggi attrezzate per escursioni naturalistiche, che rappresentano una delle maggiori attrazioni di Agerola. Queste “mulattiere” consentono incantevoli passeggiate nei boschi dei Monti Lattari e di godere di panorami mozzafiato che si aprono sul mare lungo i sentieri che partendo dal paese conducono alle rinomate località della costiera amalfitana (sentiero degli dei, sentiero dell’alba, sentiero delle fonti, sentiero “Cime dello sparviero”, sentiero dei tre Calli, sentiero dell’orrido di Pino, etc.) E’ possibile raggiungere l’Azienda in macchina: Autostrada A3 Napoli-Pompei-Salerno uscita Castellammare di Stabia, proseguire in direzione Sorrento e poi dopo aver percorso la prima galleria imboccare l’uscita per Gragnano-Agerola. Continuare percorrendo la SS 366 di Agerola. Arrivati in paese seguire per località San Lazzaro fino a via Ponte. In treno, con la Circumvesuviana, prendere la linea Napoli-Sorrento, scendere alla fermata di Castellammare di Stabia, prendere il bus della Sita Linea Agerola-Amalfi e scendere alla fermata in prossimità del bivio per San Lazzaro.

I Prodotti

Frutta secca

Periodo

note

Noci in guscio varietà Sorrento*

Tutto l’anno

Varietà di noci di antica origine nella nostra Regione, molto apprezzata per le qualità organolettiche

Noci di Sorrento sgusciate*

Tutto l’anno

 

Nocciole var. Tonda di Giffoni IGP in guscio

Tutto l’anno

Varietà di nocciole molto pregiate che hanno avuto il riconoscimento del marchio IGP

Nocciole var. Tonda di Giffoni IGP tostate

Tutto l’anno

 

Prodotti lattiero-caseari

Periodo

Note

Mozzarella di bufala campana DOP

Tutto l’anno

Elementi di tipicità di questo formaggio fresco a pasta filata, sono soprattutto costituiti dalla materia prima impiegata, il latte fresco di bufala, particolarmente ricco in grasso e proteine, e dalla filatura. Operazione, quest’ultima, consistente nel lavorare a mano la pasta del formaggio a fine maturazione con acqua bollente fino a farla “filare”, in modo da ottenere la particolare consistenza del prodotto finale ed il caratteristico “bouquet”, determinato dalla microflora particolare che si sviluppa durante le varie fasi della lavorazione.

Fior di latte*

Tutto l’anno

Formaggio fresco a pasta filata, molle, a fermentazione lattica, ottenuto con latte intero vaccino. Il latte utilizzato proviene da animali alimentati con foraggio solitamente ottenuto nella stessa area di produzione del formaggio. Ha forma sferoidale, leggermente schiacciata, di colore bianco meno gessoso rispetto alla mozzarella di bufala, rispetto alla quale ha anche un sapore meno forte (meno acidulo) e una maggiore compattezza della pasta.  Il peso è variabile,  con un  massimo di circa 500 grammi.

Trecce*

Tutto l’anno

Formaggio prodotto tutto l’anno a livello regionale con latte di vacca allevata al pascolo o a stabulazione fissa, a pasta semicotta e filata, lavorato a mano o meccanicamente, talvolta affumicato e/o farcito, a maturazione rapida, con pasta elastica, uniforme e di colore giallo paglierino o più chiaro; caratteristica forma a due striscie intrecciate fra loro, data dopo la maturazione; sapore dolce o aromatico

Ricotta di bufala*

Tutto l’anno

Prodotto di colore latteo, di consistenza morbida, a pasta morbida e più o meno fine e compatta, di forma tronco conica, con pezzatura dai 250 - 500 o 1.500 grammi, ottenuto  dalla lavorazione del siero di latte di bufala derivante dalla produzione di mozzarella

Fior di ricotta

Tutto l’anno

 

Moscione

Tutto l’anno

 

Riavulilli*

Tutto l’anno

Piccole scamorze affumicate con al centro oliva nera e peperoncino

Bebè di Sorrento*

Tutto l’anno

E’ un prodotto del tutto omologo al caciocavallo sorrentino: a pasta semi - cotta e filata, da cui si differenzia per la durata molto più breve della stagionatura: pochi giorni; per la forma, che ricorda appunto quella dei neonati in fasce, per la consistenza della pasta, che risulta meno compatta e di colore più chiaro, per il sapore che è quindi molto più delicato.. Di solito il diametro è di 5-6cm altezza 10-12 con un peso prevalente di 500 gr.

Caciottina

Tutto l’anno

 

Scamorze*

Tutto l’anno

Formaggio prodotto tutto l’anno a livello regionale con latte di vacca allevata al pascolo o a stabulazione fissa, a pasta semicotta e filata, lavorato a mano o meccanicamente, talvolta affumicato e/o farcito, a maturazione rapida, con pasta elastica, uniforme e di colore giallo paglierino; crosta sottile, dal paglierino al bruno, di forma sferoidale con testina più o meno accennata, sapore dolce o aromatico

Provolone del Monaco*

Tutto l’anno

Formaggio a pasta filata a stagionatura superiore e 6 mesi, di forma tipica “a pera”, e legatura a lobi con spago o rafia, pezzatura di 1.5-2.5 kg

Caciocavallo Podolico*

Tutto l’anno

Formaggio a pasta filata da latte bovino, esclusivamente di razza podolica; comunque proveniente da allevamenti bradi o semibradi, con alimentazione basata principalmente sul pascolo. di produzione locale a stagionatura variabile (da 15gg a più di 6 mesi), di forma globosa tipica, con testina e legatura di rafia, colore giallo paglierino, che tende a scurirsi con la stagionatura. Pezzatura di circa 1-2 kg

Pecorino di Carmasciano*

Tutto l’anno

Formaggio pecorino di breve stagionatura consumato come formaggio da tavola, quello più stagionato usato da grattugia per condire primi piatti.

Vini

Periodo

Note

Gragnano rosso frizzante DOC

Tutto l’anno

 

Lettere rosso frizzante DOC

Tutto l’anno

 

Sannio falanghina bianco DOC

Tutto l’anno

 

Sannio aglianico rosso DOC

Tutto l’anno

 

Penisola Sorrentina rosso e bianco DOC

Tutto l’anno

 

Lacryma Christi del Vesuvio DOC rosso e bianco

Tutto l’anno

 

Greco di tufo DOCG bianco

Tutto l’anno

 

Fiano di Avellino DOCG bianco

Tutto l’anno

 

Falanghina Beneventano IGT bianco

Tutto l’anno

 

Aglianico Beneventano IGT rosso

Tutto l’anno

 

Liquori e creme

Periodo

Note

Finocchietto*

Tutto l’anno

 

Liquore di fragola*

Tutto l’anno

 

Liquore di limoni di Sorrento*

Tutto l’anno

 

Babà al limone*

Tutto l’anno

 

Babà al rum*

Tutto l’anno

Dolce cilindrico, con testa bombata, quasi a forma di fungo, molto morbido e bagnato al rum.

Prodotti sott’olio

Periodo

Note

Filetti di alici*

Tutto l’anno

 

Colatura di alici*

Tutto l’anno

Salsa limpida di alici confezionata in bottiglie di vetro da 80-200 g

Alici marinate*

Tutto l’anno

Alici marinate in aceto e conservate sott’olio con aggiunta di aromi in confezioni da 100-1000 g

Alicette piccanti*

Tutto l’anno

Alici salate di piccola pezzatura, conservate sott’olio con aggiunta diaromi

Pomodori secchi*

Tutto l’anno

 

Marmellate

Periodo

Note

Albicocche del Vesuvio

Tutto l’anno

 

Prugne del Vesuvio

Tutto l’anno

 

Pesche gialle

Tutto l’anno

 

Limoni di Sorrento

Tutto l’anno

 

Arance di Sorrento

Tutto l’anno

 

Mela cotogna

Tutto l’anno

 

Ciliegie

Tutto l’anno

 

Mela annurca

Tutto l’anno

 

Miele

Periodo

Note

Castagno*

 

 

Acacia*

 

 

Millefiori*

 

 

Pasta e prodotti da forno

Periodo

Note

Pasta di Gragnano*

Tutto l’anno

Pasta di semola di grano duro, di varie forme e pezzature, asciugata naturalmente

Taralli alle mandorle*

Tutto l’anno

Biscotto salato, a forma di ciambella o treccina, con pezzi di mandorla

Biscotti di grano integrale*

Tutto l’anno

Biscotto salato di farina integrale

Biscotti di granone*

Tutto l’anno

Biscotto salato ottenuto con farina di mais

Taralli di Agerola*

Tutto l’anno

Biscotto salato con finocchietto a forma di ciambella

Mostaccioli*

Periodo invernale

Dolce di consistenza compatta, a volte elastica, altre volte friabile, di forma classica a rombo, ricoperto di glassa al cioccolato; la forma ricorda dei baffi, da cui il nome

Roccocò*

Tutto l’anno

Sono dolci secchi prodotti in occasione delle feste natalizie. hanno forma di ciambelle, schiacciati, del colore dei comuni biscotti, pennellati con tuorlo d’uovo, delle dimensioni di circa 10 cm e oltre,   ottenuti con una pasta  tritata  a base di mandorle e canditi

Oli

Periodo

Note

Olio extravergine di oliva

Tutto l’anno

 

Oli di oliva aromatizzati

Tutto l’anno

Oli di oliva con aggiunta di aromi come limone, rosmarino, peperoncino, salvia, timo, basilico, etc.

Salumi

Periodo

Note

Salame tipo Napoli*

Tutto l’anno

si presenta meno tozzo e piu’ allungato del salame tradizionale di mugnano; anche in questo caso i muscoli pregiati del suino vengono utilizzati per la produzione di detto salame; inoltre per l'i’saccamento della carne vengono utilizzate le budella dei bovini o degli equini

Pancetta tesa*

Tutto l’anno

Salume affumicato con stagionatura di almeno 1 mese, di forma quadrangolare di circa 40-50 cm. di lato e presenza della cotica su una delle superfici esterne

Pancetta arrotolata*

Tutto l’anno

Salume affumicato con stagionatura da 2 a 4 mesi, di forma cilindrica, con diametro di circa 10-15 cm. e 40-50 cm. di lunghezza

Capicollo*

Tutto l’anno

Salume affumicato, costituito da un unico taglio di carne non tritato, con stagionatura da 2 a 4 mesi. Il capicollo presenta un diametro di circa 10-15 cm. e una lunghezza di 30-40 cm

Salsiccia*

Tutto l’anno

Salsiccia affumicata di carne suina, con stagionatura di circa 20-30 giorni. La salsiccia si presenta piegata ad “U”, con diametro di 3-6 cm. e lunghezza di 30-40 cm

Nota: i periodi indicati e la disponibilità del prodotto potrebbero variare in funzione dell’andamento stagionale o di altre cause di forza maggiore.

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola isolata dal lato di Castellammare per voragine a Gragnano. Il Comunicato di Luca Mascolo, apre il primo aprile

31 Marzo 2016, 08:44am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS Agerola isolata dal lato di Castellammare per voragine a Gragnano. Il Comunicato di Luca Mascolo, apre il primo aprile

INSERITO DA MICHELE PAPPACODA Agerola isolata dal lato di Castellammare per voragine a Gragnano. Il Comunicato di Luca Mascolo, apre il primo aprile. Non è uno scherzo ma la cittadina dei Monti Lattari è isolata dal lato di Castellammare di Stabia, accesso per l'autostrada Napoli - Salerno da questa mattina in località Sigliano

CHIUSURA STRADA EX366 Oggi, grazie al pronto intervento degli ing. Napolitano e Trevisone della Città Metropolitana e della ditta incaricata dei lavori è stato individuato ed avviato a rapida soluzione un grave pericolo. Infatti il crollo della volta di un sottopasso idraulico in località Sigliano del Comune di Gragnano metteva a repentaglio l'incolumità dei numerosissimi utenti. I lavori proseguiranno per l'intera giornata di domani. La strada DOVREBBE essere riaperta al traffico Venerdì 1 Aprile. Nel frattempo la mobilità delle autovetture è garantita a senso unico alternato per Via San Nicola dei Miri. Il transito dei pullman e dei mezzi pesanti è al momento interrotto P.S. Ma è mai possibile che l'unica strada di collegamento fra Agerola e Castellammare sia sostanzialmente ancora quella progettata dai Borboni e realizzata nei primi anni dell'unità d'Italia? A distanza di oltre 150 anni è ora di pensare a soluzioni alternative ed innovative!!!

POSITANONEWS

Agerola isolata dal lato di Castellammare per voragine a Gragnano. Il Comunicato di Luca Mascolo, apre il primo aprile. Non è uno scherzo ma la cittadina dei Monti Lattari è isolata dal lato di Castellammare di Stabia, accesso per l'autostrada Napoli - Salerno da questa mattina in località Sigliano

CHIUSURA STRADA EX366 Oggi, grazie al pronto intervento degli ing. Napolitano e Trevisone della Città Metropolitana e della ditta incaricata dei lavori è stato individuato ed avviato a rapida soluzione un grave pericolo. Infatti il crollo della volta di un sottopasso idraulico in località Sigliano del Comune di Gragnano metteva a repentaglio l'incolumità dei numerosissimi utenti. I lavori proseguiranno per l'intera giornata di domani. La strada DOVREBBE essere riaperta al traffico Venerdì 1 Aprile. Nel frattempo la mobilità delle autovetture è garantita a senso unico alternato per Via San Nicola dei Miri. Il transito dei pullman e dei mezzi pesanti è al momento interrotto P.S. Ma è mai possibile che l'unica strada di collegamento fra Agerola e Castellammare sia sostanzialmente ancora quella progettata dai Borboni e realizzata nei primi anni dell'unità d'Italia? A distanza di oltre 150 anni è ora di pensare a soluzioni alternative ed innovative!!!

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS BREVI CENNI SU CAMPORA FRAZIONE DI AGEROLA

26 Febbraio 2016, 00:35am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

DI MICHELE PAPPACODA Campora fa parte del comune di Agerola, in provincia di Napoli, nella regione Campania.

La frazione o località di Campora dista 1,37 chilometri dal medesimo comune di Agerola di cui essa fa parte.

Del comune di Agerola fanno parte anche le frazioni o località di Bomerano (1,49 km), Case sparse (-- km), Pianillo (-- km), San Lazzaro (3,01 km), San Lazzaro di Agerola (-- km).

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS STORIA DI AGEROLA A CURA DI MICHELE PAPPACODA

19 Febbraio 2016, 16:30pm

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Agerola è posizionata in una conca sui monti Lattari a 600 m s.l.m. molto prossima alla costiera amalfitana, tanto che in passato è stata integralmente parte della Repubblica Amalfitana.[4] La sede comunale è nella frazione di Pianillo.

Origine del nome

La vocazione agricola del paese ha indotto a far risalire il toponimo al latino ager=campo, tuttavia esiste una seconda ipotesi, avanzata dallo storico Matteo Camera, secondo la quale il nome può anche derivare dalla voce latina aëreus nel senso di "luogo elevato"[5].

Esiste infine una terza tesi che farebbe derivare il toponimo da Jerula=gerla, forse per la forma a conca dell'altopiano su cui è eretto il paese. E infatti, ancora oggi, Agerola in dialetto agerolese si pronuncia "ajerl".

Storia

Agerola è il più antico paese della Costiera Amalfitana, poiché le prime tracce di presenza umana nel territorio risalgono molto probabilmente alla Prima Età del Ferro. Infatti in località Casalone della frazione Bomerano, negli anni '70 del secolo scorso, fu rinvenuta un'estesa necropoli del IX sec. a.C. attestante un insediamento degli Osci.

In epoca romana la zona era ricca di "ville rustiche" soprattutto nella parte pianeggiante, per cui si suppone che fosse ampiamente coltivata data la posizione privilegiata.

In seguito ai danni arrecati dall'eruzione del Vesuvio del 79 d.C., il suolo fu coperto da un metro e mezzo di pomici per cui si registrò un certo spopolamento anche se l'allevamento bovino dovette rimanere fiorente, tanto che nella seconda metà del II secolo d.C., Galeno, medico diMarco Aurelio e Commodo, nel "De metodo memendi" (V,12) vantava la bontà e le qualità terapeutiche del latte prodotto sui Monti Lattari(Lactarius mons) tanto che Cassiodoro (Variae, XI 10) scriveva tra il 533 ed il 537 d.C. che il re dei Goti aveva ordinato ad un suo servo di ricorrere ai "rimedia lactarii montis", poiché le cure dei medici non gli giovavano.

Dopo la fine dell'Impero Romano la conca di Agerola si ripopolò e sviluppò nei suoi 5 casali: CampuloMemoranumPlanillumPonte e San Lazzaro, parallelamente al rifiorire della Costiera e al costituirsi del Ducato Amalfitano.

Agerola nel medioevo

Gli avvenimenti di Agerola, dalla decadenza dell'Impero romano fino al secolo scorso sono intimamente legati allo splendore e alla decadenza del Ducato amalfitano, del cui territorio era parte integrante. Già nel periodo bizantino Amalfi era il centro della costiera perché qui risiedevano i rappresentanti dell'Impero d'Oriente. Quando Amalfi divenne la prima e più dinamica repubblica marinara del Medioevo, tutte le città della costiera entrarono nell'orbita del suo dominio, più per ragioni di comune difesa dai barbari circostanti, che per la forza delle armi. Agerola era il territorio più ampio, più alto ed anche il più lontano e per conseguenza il meno impegnato negli affari politici delle grandi città fortificate del centro della costiera. Nel corso dei secoli gli abitanti di Agerola hanno avuto sempre un carattere piuttosto difficile, abituati a lottare contro tutti gli elementi della natura, un grande vigore fisico ed una grande fierezza di carattere. Nel V secolo essi si convertirono al Cristianesimo e la nuova fede trasformò in parte la loro indole e i loro costumi e, come tutte le genti di montagna, abituati al contatto con la natura, hanno sempre conservato un senso profondo della religiosità della vita. Essi distrussero le edicole dedicate alle divinità pagane e in ogni parte del territorio di Agerola sorsero le chiese della nuova religione che dava alla vita un più intenso contenuto spirituale. Le città della costiera si sviluppavano e si popolavano sempre di più, i cantieri della costa avevano bisogno di legname, di operai e i mercati locali avevano bisogno di prodotti agricoli e il terreno di Agerola dovette produrre sempre più intensamente: la vicinanza di mercati così comodi e così vicini dovette far rifiorire la vita economica di Agerola, perché una parte dell'oro che affluiva in costiera risaliva anche verso Agerola. Numerose famiglie di Agerola, si arricchirono con il commercio e con altre attività e costruirono lussuose dimore, e, fra le più antiche famiglie di Agerola ricordate dai documenti sono le famiglie Sarriano, Scatola, Lantaro, Pironti, Pulcaro, Amalfitano, Cuomo, Federico, Imperato, Villani, Conte, Coccia, Casanova, Caucella, De Stefano, Coppola, Iovane, Longo, Naclerio, Acampora, Vespolo, Acunto, Avitabile, Brancati, Cavaliere, Farao, Lauritano, Avitrano, Fusco, Eboli, de Rosa, Positano, Gallo Rocco. Molte di queste famiglie sono ancora esistenti, altre sono emigrate o addirittura estinte. Agerola come aveva seguito lo splendore della repubblica di Amalfi così dovette seguirla nella tristezza della decadenza. I normanni che con la costanza e l'audacia avevano costituito dal nulla un grande regno unitario nell'Italia meridionale, occupando la costiera avevano concesso grandi privilegi ad Amalfi perché avevano bisogno della loro flotta e della ricchezza dei suoi traffici. Ma Amalfi invece aveva bisogno della sua autonomia politica per la libertà dei suoi traffici e per destreggiarsi in mezzo a popoli continuamente in guerra, giacché i suoi interessi commerciali non coincidevano con le esigenze della politica normanna. Consapevole di ciò, cercò più volte, con la forza delle armi ma soprattutto con quella della disperazione, di riacquistare la sua autonomia. Ed è proprio da questo periodo che cominciamo a trovare notizie di fondi coltivati a rose in Agerola, comunemente chiamati rosari. L'essenza di rosa o acqua rosata, prodotta da Agerola, era particolarmente apprezzata e richiesta dagli aristocratici e cortigiani della corte di Napoli. Amalfi, già priva della sua indipendenza politica ed ormai avviata ad un lento processo di declino, fu gravemente danneggiata da una famosa tempesta del 1343, descritta a fosche tinte anche dal Petrarca. La violenza del mare sommerse buona parte del litorale della costa e della città di Amalfi, e, distruggendo porti, magazzini, arsenali e fortificazioni, colpì a morte il ducato amalfitano nelle sue risorse più vitali. In seguito al duro colpo ricevuto dalla violenza della natura, la prosperità economica del Ducato di Amalfi si eclissò come una stella luminosa del mattino, e quello stesso mare che aveva creato la sua ricchezza, la travolse per sempre nelle sue onde infuriate. Le grandi famiglie di armatori e di mercanti che erano stati l'anima della grande potenza commerciale di Amalfi, privati delle basi navali della loro terra, emigrarono in altre città, e, con la loro scomparsa, la costiera perdette la sua grande vitalità economica. Le continue guerre civili, le incursioni dei turchi, le frane, le alluvioni, le pestilenze, i terremoti fecero il resto, e, così si sono creati secoli di vuoto, nei quali sono scomparsi documenti, chiese, palazzi e monumenti, e, quel poco che si è salvato, rappresenta ciò che è rimasto di un grande naufragio. Tutto ora è profondamente diverso e riesce veramente difficile ad immaginare una così grande operosità di uomini in una terra adatta solamente al più dolce e riposante ozio pensoso. La costiera dalla dominazione normanna passò a quella sveva e l'imperatore Federico II volle sempre che Agerola fosse conservata nel regio demanio, cioè amministrata direttamente dai propri sindaci e giudici. I normanni e gli svevi avevano creato la più grande e gloriosa monarchia d'Italia e, se avevano eliminato le autonomie locali, la loro politica tendeva a fondere i loro sforzi al solo scopo di creare un grande organismo politico capace di esercitare una grande attrazione su tutto il resto della penisola italiana. La politica dei re normanni e quella di Federico II e di Manfredi, sotto tanti aspetti, anticipò la concezione politica moderna, sia nella legislazione sia, soprattutto, nella tolleranza religiosa e nel superamento di ogni questione razzistica. Sull'esempio degli amalfitani, furono mantenuti ottimi rapporti con il mondo arabo e ciò contribuì a rendere sicura e prospera la navigazione della flotta meridionale nei porti del levante. Di ciò si avvantaggiarono specialmente gli amalfitani che avevano un'esperienza secolare nel commercio orientale. Questo processo di ripresa fu interrotto dalla sconfitta e dalla morte di Manfredi presso Benevento nel 1266. Dopo quella battaglia cambiarono decisamente le fortune del regno meridionale: si era all'alba dell'era moderna, ma proprio allora la costiera cominciava a conoscere gli aspetti più negativi del medioevo.

Periodo angioino (1266-1444)

Il periodo angioino fu il più doloroso per le sorti dell'Italia meridionale. Furono vendute le città libere e furono infeudati castelli e villaggi; i nuovo signori maltrattavano, in tutti i modi, le popolazioni soggette; furono imposte esose tasse e gravi limitazioni alla libertà dei traffici che portarono ad uno stato di decadenza economica e morale. Lo stato di esasperazione produsse i famosi vespri siciliani che staccarono la Sicilia dal regno meridionale. Il divieto dei traffici con la Sicilia e con le altre regioni del Mediterraneo colpì definitivamente il commercio della costiera amalfitana che da esso traeva tutti i mezzi della sua esistenza. La famosa tempesta del 1343 fece il resto e così la costiera fu costretta a vivere prevalentemente di pesca e di agricoltura, in un territorio in buona parte scosceso e sterile. Le condizioni di Agerola risentirono sinistramente delle condizioni generali e lo splendore della corte di Napoli non riusciva a celare il tragico stato delle Provincie meridionali. In questo periodo la popolazione di Agerola era grandemente diminuita ed era ridotto solamente a 126 famiglie. I principi angioini, che infeudavano tutto, smembrarono dal ducato amalfitano le terre di Agerola, Pino e Pimonte e le donarono a Landolfo d'Aquino nel 1284. A quest'ultimo successe il francese Ugone di Sully nel 1294. Ma avendo questi rifiutato, Agerola, dal re Carlo II, fu assegnata a Ludovico dei Monti. In seguito re Roberto, figlio ed erede di Carlo II, al nobile napoletano Filippo Falconiero e, alla morte di costui ne divenne erede il figlio primogenito, poi la sorella Giovanna. Ai tempi di Giovanna I, Agerola fu dichiarata di nuovo demanio regio e aggregata al ducato amalfitano di cui faceva parte da secoli. Il suo periodo di vassallaggio durò così dal 1284 al 1343. Da quest'epoca i veri protagonisti della storia di Agerola furono i banditi che seminarono il terrore nel paese e in tutta la costiera amalfitana tanto che procurarono ad Agerola la fama di essere abitata da uomini sanguinari e proclivi al delitto. Ai banditi che rendevano la vita malsicura in qualsiasi località, si aggiunsero le interminabili guerre civili fra i Durazzeschi e gli Angioini che, con violenze e saccheggi, lasciavano lunghi strascichi di odii e di sangue. Durante la guerra tre le due opposte fazioni morirono sia il durazzesco, Carlo, e sia l'angioino, Ludovico; per cui assunse il regno Margherita, vedova di Carlo. Intanto re Ladislao, figlio di Margherita, approdò a Napoli; ma la situazione non migliorò. Molte famiglie di Agerola in quei tempi emigrarono a Napoli dove costituirono una fiorente colonia di Agerolesi che si arricchirono coi traffici e che occuparono cariche importanti nella corte di Napoli. Un'altra famiglia di ricchi commercianti ad Agerola fu quella dei Lantaro. Di essa Lisolo Lantaro (commerciante di seta), nel 1384, prestò a Carlo II di Durazzo la somma di once 514, tari14 e gr.16. Il Lisolo fu possessore di beni feudali in Parete, in Terra di Lavoro, e fu iscritto al sedile di nobiltà di Portanuova, morì a Napoli nel 1387 e fu seppellito nella chiesa di S. Agostino della Zecca dove egli aveva fatto costruire una cappella dedicata a S. Antonio Abate, protettore del suo Paese. Amalfi, intanto, che era sempre appartenuta al demanio regio fu per la prima volta concessa in feudo dal re Ladislao nel 1398 con il titolo di ducato a Venceslao Sanseverino e Agerola ne seguì la sorte nel vassallaggio. Cominciò così quel triste periodo feudale durante il quale la città e le altre terre furono dissanguate dalle tasse imposte dai vari signori che si susseguirono e che pensavano soltanto a sperperare il denaro estorto ai contribuenti. Ai mali già così considerevoli creati dal malgoverno, si aggiungevano sempre le carestie e le pestilenze a rendere irreparabile la miseria.

Periodo aragonese-spagnolo-austriaco (1444-1734)

Nel periodo della dominazione aragonese nel regno di Napoli si ebbe una certa ripresa economica, ma il regno meridionale aveva un male cronico, che impediva costantemente il suo sviluppo, nei baroni sempre irrequieti, in continua discordia fra di loro e con il re, da cui cercavano di essere indipendenti, creando quell' isolamento che è stato la causa di tante sventure. In rapporto alle dominazioni precedenti, la dominazione spagnuola non fu una delle peggiori e, se falsificò il nostro costume, continuò a spillare il denaro dalle ormai esauste finanze dei sudditi, assicurò per lo meno la fine dei contrasti armati delle fazioni e represse la violenza dei baroni. Intanto, nel Ducato di Amalfi, al Sanseverino successe nel 1438 Raimondo del Balzo Orsini che aveva sposato Eleonora d'Aragona zia del re di Napoli. Morto il marito ebbe la reggenza del ducato la moglie Eleonora nel 1458. La duchessa prese dimora prima a Tramonti in un castello da lei fatto ampliare ed abbellire e che attualmente è adibito a cimitero; poi, nel 1460, si stabilì ad Amalfi. Sebbene la duchessa avesse più volte espresso i suoi sentimenti di fedeltà al re Ferdinando d'Aragona, suo parente, nella guerra che il re combatteva contro Renato d'Angiò, tuttavia, alla prima occasione, tradì il re e passò alla parte del suo nemico in guerra. Agerola, Amalfi, Scala, Conca ed Atrani seguirono il partito della duchessa e si ribellarono al re Ferdinando. Soltanto Tramonti e Ravello si mantennero fedeli al re aragonese. La guerra fu combattuta con poca fortuna per Ferdinando che fu sconfitto nella battaglia di Sarno ma poi, ricevuti i rinforzi dagli Sforza e da Antonio Piccolomini, riuscì a vincere il rivale e a conservare il suo regno. Nell'occasione di questa guerra anche per odio di famiglie, fu distrutto il borgo di Pino presso Agerola. Le città ribelli della costiera furono punite in vario modo ed Eleonora d'Aragona perdette il ducato che dal re Ferdinando fu assegnato ad Antonio Piccolomini, il quale aveva aiutato il re in un momento difficile, con decreto del 24 maggio 1461. Nel gennaio 1493 morì Antonio Piccolomini, lasciando erede del ducato il suo figliolo Alfonso I che dopo tre anni morì lasciando la sua giovane sposa Giovanna d'Aragona incinta di suo figlio, a cui fu dato il nome di Alfonso II. Questa duchessa divenne celebre per le sue tragiche vicende d'amore e di morte che commossero tutta l'Europa. In seguito alla guerra per la successione di Spagna, per il trattato di Rastad nel 1714 il regno di Napoli fu assegnato agli Austriaci che lo tennero fino al 1734, anno in cui inizia la dominazione borbonica, mentre i Comuni della costiera di Amalfi continuavano la loro stentata esistenza sotto il peso di vecchi e nuovi problemi. Anche nella miseria generale e nella tristezza dei tempi vi furono ad Agerola uomini che onorarono il loro paese distinguendosi per nobiltà di sentimento e di intelletto. Tra gli uomini illustri di quel tempo ricordiamo Andrea Vespolo che fu inviato in qualità di cancelliere nel 1503 al re Ferdinando il Cattolico, Renzo d'Acampora di Agerola fu eletto del popolo nel 1504 e la stessa carica occuparono Pietro de Stefano nel 1536 e Giambattista Fusco nel 1544; Alessio Cavaliere era familiare e giustiziario di Carlo V. Originaria di Agerola fu pure l'illustre famiglia Pironti che aveva estesi poderi in Pianillo e una cappella gentilizia dedicata a S. Trofimena nella chiesa di S. Martino; da questa famiglia nacque Nicola Pironti che fu il primo duca di Campagna. Ma il più illustre figlio di Agerola in questo periodo fu Francesco Antonio Porpora. Proveniente da una famiglia originaria del Furore, nacque nel nostro paese nell'anno 1583 da famiglia di civile ed onesta condizione. Come succedeva a pochi in quei tempi e anche in quelli successivi, ebbe la possibilità di studiare le belle lettere, con molto amore. Successivamente cominciò a studiare il diritto civile e canonico sotto la guida del famoso giureconsulto Giacomo Gallo, originario di Praiano. Alla morte del grande maestro, il Porpora in un elegantissimo latino ne scrisse la vita per una valida e duratura manifestazione di stima e affetto. Dopo aver conseguito la laurea in legge, il Porpora iniziò una brillante carriera di avvocato nel foro di Napoli e divenne il più famoso fra i giureconsulti napoletani del tempo. Era già molto affermato e stimato nell'arte forense quando sentì irresistibile il richiamo e la passione delle lettere, della storia e dell'archeologia e non abbandonò mai questi studi per tutta la sua vita. Concepì allora il disegno di compilare “La storia civile ed ecclesiastica di Amalfi e del suo ducato”. Avendo dato inizio alla sua opera, si trasferì da Napoli ad Agerola nella sua casa paterna nella frazione Pianillo per attendere con maggiore impegno al suo lavoro nella tranquillità e nel silenzio del suo paese natio. Ma la ricerca dei documenti negli archivi della costiera e del regno di Napoli e l'acquisto dei libri necessari a quei tempi costava molto lavoro ma soprattutto molto denaro. Il Porpora non era molto ricco e cominciò a sacrificare tutti i suoi beni, e a contrarre anche debiti per continuare l'opera. Agli occhi dei buoni villici che di storia ne intendevano ben poco, dovette certamente apparire un esaltato se vendeva le sue proprietà per comprare solamente libri e documenti antichi. Egli non era amante degli onori e degli agi della vita e così, rinunziando a tutto, si consacrò al servizio di Dio e nell'anno 1628 divenne sacerdote. Nel 1636 dovette andare a Roma per essere consacrato vescovo dal Papa Urbano VIII e assegnato alla sede di Montemarano (Avellino). Alla sua morte il prezioso manoscritto passò nelle mani del suo nipote in Agerola che certamente non comprese il grande valore di quell'opera e quando sopraggiunse la tremenda peste del 1656, per sospetto di contagio, fu bruciato. Senza quell'atto incosciente di quel suo oscuro nipote, ora un cittadino di Agerola avrebbe rivelato agli storici il grande mistero che avvolge la storia della costiera amalfitana, che per oltre tre secoli fu la storia più bella d'Italia. Ma oltre ad un vescovo Agerola in quello stesso periodo ebbe l'onore di aver dato i natali anche ad un cardinale, Bartolomeo Brancati. Egli fece costruire una chiesetta di famiglia in località S. Maria la Manna. Inoltre legò il proprio nome alla costruzione di un grande monastero nella frazione di Campora, affidato all'ordine delle Carmelitane scalze. Il monastero, nel periodo del regime fascista, fu abbattuto e sul suo suolo fu costruita l'ex casa del Fascio. La tradizione riferisce che, in un conclave, soltanto per un voto non fu eletto Papa, e così, per quel solo voto, Agerola ha perduto un Papa cittadino nella gloriosa storia della Chiesa. Un altro cittadino di Agerola, Pietro De Stefano, nel 1547 comprò la terra di Accadia nella capitanata per 12000 ducati da Giambattista d'Azzia marchese della Terza. Egli era stato eletto come uno dei governatori della Casa Santa dell'Annunciata di Napoli e poi fu anche eletto del popolo. Nel 1560 pubblicò un libro: la “Descrizione dei luoghi sacri di Napoli” nel quale raccolse molte notizie utili per la conoscenza delle chiese di Napoli. Nacque anche ad Agerola Biagio Avitabile, valente avvocato del foro napoletano che fu biografo di molti Accademici dell'arcadia e poeta egli stesso. Biagio fu assessore nell'isola e città di Capri e scrisse una tragicommedia intitolata “Turgone” ed ebbe grande amicizia con molti illustri letterati del suo tempo tra i quali Salvino Salvini di Firenze e Domenico De Angelis; scrisse parecchie lettere apologetiche che forse per il loro argomento laico vennero condannate dalla Congregazione dell'Indice. Ebbe i natali ad Agerola un altro distinto poeta, Giovanni Acampora, che coltivò felicemente la poesia e pubblicò un volume di “Rime scelte di vari illustri poeti napoletani” nell'anno 1728. Abbiamo di lui anche un'allocuzione contro il procedimento del S. Ufficio a favore della città di Napoli. Così Agerola fu la patria di giuristi, scrittori, storici e poeti e di grandi benefattori. Il nostro passato non è così oscuro come molti potrebbero credere e se molti documenti non si fossero smarriti, si potrebbe documentare ancora di più il piccolo ma prezioso contributo che il nostro paese ha dato al progresso civile.

Periodo borbonico (1734-1860)

La dominazione borbonica fu certamente la migliore dominazione del regno di Napoli ed ebbe favorevoli auspicii col regno di Carlo III che riuscì felice per il mirabile accordo della volontà del principe con quella dei sudditi. I napoletani da 230 anni non avevano mai avuto un re proprio e stabile, erano stati governati sempre da viceré, spesso provvisori, che avevano un solo scopo fondamentale: quello di spillare denaro con tutti i mezzi per alimentare il loro lusso e quello della corte spagnola. Cessarono le continue rivolte, i saccheggi delle compagnie di venture, le vie erano ritornate sicure, l'autorità legale era pienamente consolidata con una maggiore onestà dei pubblici impiegati. Utili riforme furono introdotte in ogni ramo della pubblica amministrazione, ispirate dal grande ministro Tanucci che fu l'anima e la mente di quel governo. La costiera di Amalfi risentì il benefico risveglio che animò tutto il regno e i suoi traffici marittimi ebbero una vigorosa ripresa, perché la navigazione fu liberata dalla pirateria e dalle infinite impostazioni fiscali che ne soffocavano lo sviluppo. Ed è, infatti, a Carlo III che si deve la costruzione della reggia di Caserta e l'avvio degli scavi di Pompei ed Ercolano. Intanto ad Agerola, per effetto delle riforme borboniche, le condizioni economiche erano cambiate. Non vi erano più tassazioni esose, scomparve il brigantaggio, male cronico del paese, il governo riceveva soltanto. Non dava mai nulla, ma aveva finalmente assicurato la pace e l'ordine e la gente poteva dedicarsi più tranquillamente al proprio lavoro; vi furono soltanto la peste e i terremoti, mali non imputabili al governo. In Agerola si formò una borghesia locale che traeva grandi vantaggi dall'industria e dal commercio della seta, delle droghe e dei farmaci, e i ricchi commercianti di Agerola devolvevano molto denaro al Monte dei “maritaggi” annesso ad una cappella della chiesa di S. Agostino della Zecca di Napoli. Le idee della rivoluzione francese, attraverso gli uomini colti che vivevano a Napoli, penetrarono anche nel nostro paese. Agerola fu il primo Comune della Provincia ad aderire alla Costituzione democratica della Repubblica partenopea e il nucleo dei rivoluzionari sensibile agli ideali di libertà democratica. In seguito molti agerolesi militarono nell'esercito napoleonico e vissero il clima eroico di quei grandi avvenimenti, riportando nel paese un nuovo desiderio di libertà. Dopo la restaurazione borbonica del 1815 si svilupparono anche ad Agerola le società segrete e fu costituita una vendita carbonara con il nome di Flavio Gioia di cui fu gran Maestro D. Giovanni Amatruda e il membro più influente della Vendita fu D. Salvatore Avitabile, tenente della civica. Del movimento carbonaro facevano parte anche dei sacerdoti locali: D. Giuseppe Naclerio Parroco di Pianillo; D. Vincenzo Villani, Parroco di Bomerano e D. Melchiorre D'Acampora, Parroco di Campora, che era già stato l'animatore dei moti liberali durante la repubblica partenopea del 1799. Questi tre parroci furono sottoposti ad un processo anche dalle autorità ecclesiastiche del tempo e i cui atti si conservano nella curia Arcivescovile di Amalfi. Quando avvennero i primi moti del Risorgimento italiano nel 1820 a Napoli, nello stesso anno, i carbonari di Agerola, nella passeggiata delle armi, nella Piazza di Bomerano, proclamarono la loro adesione alla Costituzione. I carbonari di Agerola furono perseguitati dai borbonici ma non per questo cessò l'attività dei patrioti locali che diffusero nel paese il nuovo sentimento nazionale e l'ansia di tempi migliori. In quei tempi, l'agerolese Antonio De Stefano si iscrisse alla “Giovane Italia” impegnandosi a lottare per l'unità e l'indipendenza dell'Italia. Antonio De Stefano nel 1848 partecipò alla rivoluzione di Napoli che strappò la Costituzione al re Ferdinando II. Successivamente si arruolò nell'esercito partecipando alla prima guerra d'Indipendenza. Ritornato al suo Paese fu arrestato, processato e condannato alla galera nell'isola di Ventotene. Uscì dal carcere soltanto quando il regno di Napoli fu liberato dai garibaldini. Ma il De Stefano, come aveva lottato contro i borboni, lottò anche contro i briganti che infestavano il nostro paese e gli altri luoghi della Costiera. Dopo la repressione del brigantaggio, per i suoi grandi meriti fu nominato Cancelliere capo del Tribunale di Napoli e dopo il servizio attivo si ritirò a vivere in Amalfi, dove si era sposato, insignito di onorificenze; per i suoi meriti patriottici, godette di una pensione, riscossa ancora dai suoi discendenti. La figura dominante nella storia di Agerola nell'ultimo periodo borbonico è, senza dubbio, il generale Paolo Crescenzo Martino Avitabile la cui personalità ha un così grande rilievo non solo nel campo locale ma anche in quello nazionale. Il generale Avitabile nel 1844 faceva staccare Agerola dalla provincia di Salerno e la faceva aggregare a quella di Napoli, la capitale del regno. Così Agerola veniva separata amministrativamente dalla costiera di Amalfi con cui aveva condiviso per secoli periodi di splendore e di decadenza. Ma, per la giurisdizione religiosa, rimase legata alla diocesi di Amalfi. Il generale aveva inoltre compreso che Agerola per migliorare il suo destino doveva uscire dal suo isolamento geografico. Per il vantaggio del suo paese domandò al re Ferdinando II una strada rotabile che congiungesse Agerola con Gragnano, il che gli venne promesso dopo la presentazione del progetto. Ma per le vicende della rivoluzione del 1848 le pratiche rimasero sospese. Infatti solo nel 1873 verrà aperta la strada rotabile Castellammare-Agerola e così scomparirà il millenario isolamento del nostro paese e la nuova via di comunicazione diede impulso alle attività locali. Nel 1860, dopo l'ingresso delle truppe garibaldine a Napoli, Agerola non faceva parte più del regno meridionale ma del regno d'Italia. Però il nostro paese, come tanti altri dell'Italia meridionale, con molte difficoltà si inserì nel nuovo ordinamento del regno d'Italia. Il nuovo regno fece subito sentire la sua presenza ad Agerola attraverso le tasse sul bollo, sulla successione ereditaria e sul macinato. I pacifici montanari nell'epoca borbonica erano trascurati, ma non pagavano tasse e non conoscevano la leva militare. Invece ora l'esattore delle imposte e i carabinieri rappresentavano il prezzo della libertà ottenuta, e i montanari tassati nelle loro misere risorse, reagirono con il brigantaggio che complicò maggiormente la situazione. Dopo un decennio di lotte, il brigantaggio fu represso, ma restò nell'animo di tutti un sordo rancore contro il governo, che veniva considerato come il grande nemico occulto e lontano. Cominciò così il triste fenomeno dell'emigrazione e centinaia e poi migliaia di contadini analfabeti, spinti dalla miseria e dalla fame, si ammassavano nel porto di Napoli, diretti in America dove poi erano destinati ai lavori più umili.

Agerola e il primo conflitto mondiale

Il 28 giugno 1914 uno studente bosniaco assassinò l'erede al trono d'Austria, l'arciduca Francesco Ferdinando, e sua moglie, mentre attraversavano le vie di Sarajevo, capitale della Bosnia. Questo attentato terroristico, si trasformò in un caso internazionale e mise in moto una catena di reazioni e controreazioni che precipitarono l'Europa in un conflitto di proporzioni mai viste. L'Austria, dopo una serie di preliminari, dichiarò guerra alla Serbia, la spirale di violenza propagò in breve tempo in altre nazioni. L'Italia entrò nel conflitto mondiale nel maggio del 1915, schierandosi a fianco dell'Intesa contro l'Impero austro-ungarico fino a quel momento suo alleato. La guerra contro l'Austria avrebbe consentito all'Italia di portare a compimento il processo risorgimentale, riunendo alla patria Trento e Trieste, ma anche di aiutare la causa della democrazia che si pensava sarebbe stata minacciata dagli imperi autoritari del Centro Europa. In Trentino e nel Triveneto, ovunque, c'erano soldati agerolesi mobilitati in difesa dei diritti degli italiani. Tali uomini non erano nuovi a questo tipo d'impresa, infatti, anche il 29 settembre 1911, quando l'Italia dichiarò guerra alla Turchia, allo scopo di annettere le regioni libiche di Tripolitania e Cirenaica, essi parteciparono allo sforzo bellico. Il Consiglio Comunale di Agerola cercò di sostenere le famiglie dei combattenti elargendo loro cospicue somme di denaro, nessun compenso riuscì però ad alleviare l'atroce dolore delle madri, delle mogli e dei figli che al fronte persero i propri cari. L'8 giugno 1916 il Consiglio Comunale nella persona dell'allora sindaco don Matteo Coccia rese onore ai soldati caduti: Vincenzo Apuzzo, Enrico Cuomo, Antonio Acampora, Giuseppe Iovieno, Luigi Apuzzo, Pietro Fontanella, Giovanni Acampora, Luigi Avitabile, Francesco Avitabile, Luigi Manzi, Luigi Florio, Raffaele Cuomo, Salvatore Criscuolo, Matteo Renato Florio. A questa commemorazione altre ne seguirono. Il 9 luglio del medesimo anno, Agerola pianse la morte del coraggioso capitano Paolo Capasso caduto sul Monte S. Michele nelle vicinanze del fiume Isonzo. Il 15 agosto il baldo capitano fu decorato con medaglia d'oro al Valor Militare. Per le onoranze ai caduti venne costituito l'apposito Comitato Civile, di cui fece parte come animatrice Rosa Cavaliere, donna dal radicato amor patrio e dal cuore generoso. Abnegazione e coraggio contraddistinsero i combattenti agerolesi ai quali, in virtù di ciò, furono attribuiti numerosi riconoscimenti. Il Tenente Colonnello Cavaliere Giuseppe Naclerio e il soldato Matteo Ruocco ricevettero una Medaglia d'Argento al Valor Militare sul campo, mentre, una ricompensa al Valor Militare fu riconosciuta al marinaio Raffaele Esposito, che emigrato in America a 16 anni tornò in Italia per amore della sua terra e per dare il proprio contributo alla prima guerra mondiale. L' 11 febbraio 1918, il valoroso agerolese partecipò con Gabriele D'Annunzio alla Beffa di Buccari; sotto il comando del capitano di fregata Costanzo Ciano 30 uomini a bordo di 3 motoscafi anti sommergibile penetrarono per oltre 80 chilimetri, nella baia di Buccari, tra le difese costiere austriache e le affondarono. L'impersa ebbe l'effetto di risollevare il morale degli italiani dopo lo sfondamento di Caporetto. La fine del conflitto e la meritata Vittoria vennero salutate ad Agerola nel generale entusiasmo con funzioni religiose e festeggiamenti civili. Il sipario, finalmente calato sulla grande guerra, non calò però sulle devastazioni, sui lutti e sulle mutilazioni, perché restano solo distruzioni e dolori al termine di ogni conflitto armato.

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE QUANDO S. PIETRO DI PIANILLO PERSE LE SUE FORME MEDIEVALI. Le modificazioni degli ultimi 100 anni.

18 Febbraio 2016, 10:33am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE QUANDO S. PIETRO DI PIANILLO PERSE LE SUE FORME MEDIEVALI. Le modificazioni degli ultimi 100 anni.

A CURA DI MICHELE PAPPACODA Ritorno a scrivere qualcosa sulla nostra parrocchiale di S. Pietro Apostolo in Pianillo dopo aver segnalato –mesi orsono- un documento che ne farebbe risalire il primo impianto al secolo XI, quando la si denominava S. Pietro ad Purzano (probabile corruzione di Porziano, toponimo patronimico dal personale Porzio).

Ovviamente, il punto è: cosa resta di quell’antichissimo edificio iniziale nella attuale architettura della chiesa pianillese? Essendo stata più volte rimaneggiata e probabilmente ampliata, vi sono ancora –e quali sono- delle parti dell’ossatura che aiutino a ricostruire la sagoma che l’edifico aveva nell’alto Medio Evo?

Delle valide risposte in merito possono darle solo dei veri esperti e –di norma- prevedono delle indagnini della struttura che superino la maschera delle intonacature e che guardino –altresì- sotto al moderno pavimento, dove abbiamo da esplorare i vani delle antiche fosse sepolcrali e-chissà- di una originaria cripta sotto il transetto.

L’edificio si allunga in direzione SO-NE ma per semplicità, nel prosieguo assumerò che l’asse dell’edificio sia esattamente Ovest-Est.

Rispettando la regola in uso nel Medio Evo, la zona absidale con l’altare fu posta verso oriente, mentre l’ingresso col sagrato e la torre di guardia-campanile furono posti a occidente.

L’edificio fu poggiato su un pendio inclinato non solo verso Sud (come scende il versante che viene dal retrostante Colle Sughero), ma anche verso Est, per via di quel solco in cui corre l’antica mulattiera per salire da Pianillo a Locoli. Ne discende il fatto che il pavimento della chiesa, mentre si raccorda bene al sagrato occidentale, risulta circa 3,5 m sollevato rispetto al piano campagna a tergo della chiesa stessa; dislivello che doveva essere circa 5 metri prima che –negli anni ottanta dell’800- la realizzazione della strada rotabile Traforo-Pianillo-Bomerano, che lambisce S.Pietro verso valle. 

Tutto ciò per dire che nella zona del transetto, vi è –e ancor di più vi era in passato- spazio verticale sufficiente per una cripta. A voler verificare con un cunicolo esplorativo che detta cripta vi fu davvero (per poi progettarne un recupero e una valorizzazione anche turistica), la soluzione più semplice mi pare essere quella di una breccia praticata dall’esterno (Est) alla base del corpo absidale, ovvero sotto il fornice in cui passa la mulattiera per Locoli.

Comunque sia, per individuare la forma iniziale del monumento possiamo anche partire da quella attuale e sottrarre le modifiche apportate nel corso dei secoli, cominciando con le più recenti.

In ciò ci viene in aiuto una fotocopia che ho ritrovato tra mie vecchissime carte e che riproduce una relazione sulla storia della chiesa di S. Pietro apprezzabile specialmente per un elenco degli interventi edilizi effettuati nel periodo 1917-1977. Credo che fu redatta poco dopo il terremoto del1980, come allegato a una pratica per la riparazione dei danni recati all’edificio sacro da quel sisma. A redigerla fu probabilmente il parroco dell’epoca; credo don Pio Bozza, ma le notizie sui lavori edilizi pregressi li ricavava da notizie scritte lasciate dal predecessore Mons. Gregorio De Stefano. I lavori elencati sono i seguenti:

LAVORI ALLA CHIESA

1917: Tutta la Chiesa fu affrescata dal pittore Salvatore Cretella di Atrani. Fu rifatto il tetto della cupola (e ?) della sacrestia. Il sagrato del piazzale antistante la Chiesa fu coperto con pietre vesuviane; furono fatte due rampe laterali di accesso alla Chiesa, con ringhiere in ferro (1).

Figura 1 –Stralci annotato della mappa catastale dei primissimi anni del ‘900. La freccia rossa indica l’interruzione del rialzo del sagrato presso il campanile; cosa di cui rimane traccia nel muraglione di sostegno (vedi foto) . Nel disegno in alto a sinistra i poligoni colorati danno le sagome attuali di edifici e strade, mentre le sagome di fine ‘800-inizio ‘900 sono mostrate dalle linee tratteggiate rosse.

Figura 1 –Stralci annotato della mappa catastale dei primissimi anni del ‘900.
La freccia rossa indica l’interruzione del rialzo del sagrato presso il campanile; cosa di cui rimane traccia nel muraglione di sostegno (vedi foto) .
Nel disegno in alto a sinistra i poligoni colorati danno le sagome attuali di edifici e strade, mentre le sagome di fine ‘800-inizio ‘900 sono mostrate dalle linee tratteggiate rosse.

Decennio successivo (anni non ben leggibili): Risistemazione generale dei tetti. Sistemazione della facciata come si presenta (attualmente) e sistemazione della canonica sovrastante la Chiesa. Sul frontespizio della facciata lo stuccatore Luca Giordano fece un bassorilievo riproducendo al centro la Madonna del Carmine e ai lati i S. Antonio Abate e Pietro Apostolo, circondati da Angeli.

1927: Costruzione del cornicione del frontespizio, in stucco e zinco, per proteggere il bassorilievo.

1931: Inaugurazione del nuovo Organo della ditta Venditti di Cava e costruzione della piattabanda e muratura di sostegno” (ci si riferisce al balcone a inizio navata centrale ove si pose l’organo).

1939: Costruzione di un nuovo vano d’ingresso al lato sinistro della chiesa.

1941: Ampliamento della casa canonica. Rifacimento del selciato del sagrato.

1944: Pavimento in marmo della Chiesa

1949: Costruzione di tre cappelle extradossali nella navata laterale sinistra, con tre altari in marmo, opera dell’artista Carotenuto di Torre”. Sopra dette tre cappelle laterali si costruiranno poco dopo dei nuovi vani della canonica, collegati a quelli ricavati in facciata negli anni Venti. Per stabilire una continuità fisica tre i cecchi e i nuovi volumi, il corpo con le citate tre cappelle e vani sovrastanti fu prolungato verso ovest fino alla linea della faccista; così come appare oggi. 

1970: Solaio in cemento armato della navata centrale; rimozione della tela del soffitto, ormai polverizzatasi, opera di Pietro Coppola del 1792, raffigurante la consegna delle chiavi a San Pietro. Ristrutturazione del presbiterio, secondo le nuove norme liturgiche del Concilio Vaticano II. Tinteggiatura in calce bianca di tutta la chiesa.” Il qui citato solaio in cemento armato venne a sostituire quello originario in travi e tavole. La ristrutturazione del presbiterio comportò lo smantellamento dell’altare maggiore a imbocco abside (già più volte rimaneggiato nei secoli e rifinito con marmi di primo Novecento) e la costruzione di quello attuale, al centro del quadrato di crociera.

LAVORI AL CAMPANILE,:

1913, trovandosi in pessime condizioni statiche, dovette essere rinforzato con catene di ferro con ferro a bullone. Contemporaneamente fu riparato il cavalletto che regge la campana grande.

1917 a seguito dei danni provocati dal gelo e dalle intemperie, fu intonacato totalmente.

1921 fu collocato l’orologio meccanico e due campanelle per il suono delle ore.

1930 il campanile subì vari danni per il terremoto. Il campanile, che allora terminava a terrazza, per lo scolo dell’acqua che si infiltrava tra le crepe, rovinava sempre di più.

1932  Per quanto appena detto, fu fatta la cupola e fu coperta con mattonelle a smalto.

1977 fu intonacato per l’ultima volta.”

Di mio aggiungo che nel 1968 vennero smantellati i due altari in fondo alle navate laterali (salvo i relativi quadri su tela incorniciati da stucchi) e ciò consentì di spostare in asse i due vani-porta che davano accesso, rispettivamente, alla Sacrestia, in fondo alla navata destra, e alla Cappella della Confraternita Madonna del Carmine, in fondo alla navata sinistra; vani-porta che prima erano angusti e ritagliati ai lati esterni dei due altari.

Sulla base delle notizie sopra riportate, possiamo concludere che fino ai primi del Novecento il campanile della parrocchiale di S. Pietro non aveva una cupola terminale (come dimostra anche una vecchia cartolina illustrata).

Inoltre, la facciata della chiesa era completamente diversa dall’odierna (vedi oltre) e la navata sinistra –non avendo ancora le tre cappelle aggiunte negli anni ’40- si presentava del tutto simile a come tuttora appare quella di destra: priva di cappelle e verosimilmente con parete esterna forata da tre finestre a luce ingrediente poste al centro di ciascuna arcata a crociera.

Non essendovi ancora i vani di canonica del fianco sinistro (della chiesa), la navata centrale prendeva luce non da tre, bensì da sei finestre di claristerion (ossia nei muri al di sopra delle arcate di collegamento tra navata centrale e laterali): tre in destra, ancora aperte, e tre in sinistra, ora chiuse.

Con i lavori eseguiti nel primo Novecento la facciata perde del tutto la bella fisionomia che aveva preso nel Medio Evo e per la quale possiamo immaginare forme del tipo ancora conservate alla chiesa della SS.Annunziata a Minuta di Scala e altre simili. Si trattava di in fronte “a capanna gradinata” (essendo la navata centrale più alta delle laterali) contro la quale poggiava il corpo avanzato del pronao, profondo circa 3,8 m e coperto da uno spiovente inclinato verso il sagrato. Similmente a quanto si vede in S. Maria la Manna, il terzo meridionale del pronao (quella davanti alla navata destra) era presa dal campanile, il cui piano terra era collegato al pronao da un arcata ogivale che –tamponata con spessore ridotto- ancora si vede.

Nel portare la facciata tutta avanti per la sua intera altezza (lavori degli anni venti del Novecento) l’area dell’ex pronao fu incorporata nelle navate e –al livello superiore- si ricavò quella sorta di ampio corridoio con tre finestre in facciata che ora porta dalle scale interne del campanile alle camere della canonica che sono sul lato nord del complesso.

A proposito del campanile e delle “rampe laterali di accesso alla Chiesa, con ringhiere in ferro” fatte nel 1917 per un più comodo accesso al sagrato dalla sottoposta rotabile, presento qui un ingrandimento della mappa catastale precedente a tali lavori. Vi si nota che il muraglione che delimita a valle il sagrato presentava verso Est una strana rientranza (2) presso il piede del campanile (freccia rossa sulla mappa). Strana perché sarebbe stato più logico prolungarlo pochi metri ancora per attaccarlo al muro perimetrale Sud della chiesa. Il mio sospetto è che ciò non fu fatto per non coprire col terrapieno del sagrato un varco che ipotizzo dovesse esistere nel basamento del campanile e che doveva rimanere accessibile dalla strada.

Figura 2 –Tre aspetti della zona dietro la chiesa di S. Pietro dove si incrociano la cosiddetta “via vecchia” (di impianto medievale) e la mulattiera per  salire a Locoli. Nella foto in basso si notano il restringimento e lo stacco tra le murature che segnano il contatto tra il corpo della Cappella del Carmine (forse di fine ‘500) e il corpo della sua sacrestia, aggiunta circa cent’anni fa.

Figura 2 –Tre aspetti della zona dietro la chiesa di S. Pietro dove si incrociano la cosiddetta “via vecchia” (di impianto medievale) e la mulattiera per salire a Locoli.
Nella foto in basso si notano il restringimento e lo stacco tra le murature che segnano il contatto tra il corpo della Cappella del Carmine (forse di fine ‘500) e il corpo della sua sacrestia, aggiunta circa cent’anni fa.

Dove portava quel varco? Una possibilità è che conducesse nel porticato-pronao della chiesa mediante una rampa di scale passante “a tunnel” sotto il campanile; un po’ come faceva l’antica strada presso S. Nicola al Ponte di Agerola e come vediamo in tanti altri casi a Ravello, Amalfi, Furore, ecc (3).

Un’altra possibilià è che qual varco a livello strada (circa 3,5 m sotto il pavimento della chiesa) entrasse nel basamento del campanile per poi subito girare a destra e penetrare in un ambiente allungato posto sotto la navata destra della basilica (che pare non abbia mai ospitato fosse sepolcrali). A cosa fosse adibito tale vano è tutto da scoprire; ma non escluderei a priori l’ipotesi cripta o corridoio verso una cripta sita in zona transetto.

Passando ad altro, il confronto della situazione attuale con quella che mostra la mappa catastale dei primissimi anni del ‘900 permette di notare anche un’altra modifica di sagoma subìta dal complesso di S. Pietro circa un secolo fa (o poco prima, se quella mappa non era aggiornata). Si tratta della aggiunta della piccola sacrestia (“sa” in figura) a servizio della Cappella dell’Arciconfraternita. Che inizialmente detta cappella fosse priva di sacrestia lo possiamo evincere anche imboccando la già citata mulattiera per Locoli e analizzando la muratura del fornice che sottopassa i due corpi edilizi in questione: essendo privo di intonaco, vi si nota facilmente lo stacco tra la parte relativa alla Cappella e la parte -anche più stretta- che sta sotto alla sacrestia.

Sulla mappa catastale antica si può inoltre notare che la “via vecchia” proveniente da Casa della Corte (oggi Museo in Piazza Unità d’Italia) aveva un decorso leggermente diverso dall’attuale. Essa incrociava la mulattiera di Locoli alcuni metri più a Sud di dove la incrocia oggi ed era orientata in modo tale da passare radente alla parete meridionale della sacrestia di S. Pietro (“S” in figura), costrita con sagoma trapezoidale proprio per i vincoli posti da quell’antico asse viario (4).

I motivi che indussero a spostare un poco quel tratto della antica strada comunale sono facilmente intuibili: a fine Ottocento, tra la rotabile appena costruita e la “via vecchia” era rimasta una striscia di terra sulla quale tutti i proprietari avevano preso ad edificare case con redditizie botteghe affacciate sulla nuova arteria. Ma ciò non era possibile nel tratto più vicino a S. Pietro, dove la distanza tra la nuova strada e la vecchia si riduceva a soli 5 metri. Il proprietario dovette quindi chiedere –e ottenere- che quel tratto della vecchia strada comunale fosse spostato qualche metro più a monte, facendola passare radente alla erigenda sacrestia dell’Arciconfraternita.

NOTE

1: (Trattasi delle gradinate in pietra lavica salenti dalla strada rotabile al Sagrato; una di esse, aderente alla fiancata sud della Chiesa, ancora esiste; l’altra, più ampia e discosta dalla chiesa, fu smantellata quando, negli anni ’70, si abbassò il settore ovest del sagrato per trasformarlo nell’attuale parcheggio)

2: La rientranza sotto al campanilee oggi è presa da un ampliarsi della rampa a gradini del 1917, ma -come mostra la foto allegata- una traccia del vecchio gomito di cui sopra è ancora leggibile come allineamento verticale di belle pietre angolari a marcare il limite tra la muratura che già c’era e quella che si aggiunse per fare la rampa gradinata nel 1917.

3: Per alcuni indizi architettonici, credo che identiche modalità di accesso si avevano a S. Maria la Manna, dove poi la scalinata venne spostata pochi metri più ad Ovest (oltre il fronte della chiesa) e infine eliminata in favore della presente rampa asfaltata parecchio discosta dalla facciata.

4: Era la principale via pubblica della metà occidentale di Agerla; quella che scendeva dal passo di S. Angelo a Jugo, attraversava Pianillo, valucava il Vernotico Li Galli e giungeva nella piazza di Bomeramo radente a S. Matteo Nuovo, da dove proseguiva dritta per il vallone Pennino, avviandosi a Furore, Paiano e Postano.

fig  3

FONTE https://agerola.wordpress.com/2014/02/11/quando-s-pietro-di-pianillo-perse-le-sue-forme-medievali-le-modificazioni-degli-ultimi-100-anni/

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MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS AGEROLA SAN LAZZARO IN PIAZZA G. AVITABILE FESTEGGIAMO L ARRIVO DEL NUOVO

31 Dicembre 2015, 09:21am

Pubblicato da Michele Pappacoda Direttore www.mikivettica.net

MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS AGEROLA SAN LAZZARO IN PIAZZA G. AVITABILE FESTEGGIAMO L ARRIVO DEL NUOVO  MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS AGEROLA SAN LAZZARO IN PIAZZA G. AVITABILE FESTEGGIAMO L ARRIVO DEL NUOVO
MONTI LATTARI E CASTELLAMMARE NEWS AGEROLA SAN LAZZARO IN PIAZZA G. AVITABILE FESTEGGIAMO L ARRIVO DEL NUOVO

FESTEGGIAMO L ARRIVO DEL NUOVO ANNO IN PIAZZA!!!

31 Dicembre ore 00.00 vi aspettiamo in P.zza G.Avitabile per il primo brindisi dell anno e per cantare come da tradizione la canzone del capodanno!!!

✯✯ CAPODANNO 2016✯✯
balliamo per tutta la notte!!!

◆musica live◆
&
◆◆ Deejay set◆◆
◾◼⬛special guest voice⬛◼◾
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✦ RADIO MARTE✦
► FRANCESCO MASTANDREA◄

Vi aspettiamo !!!!


INFO ☎ +393381940749

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