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INSERITO DA BARBARA PAPPALARDO

 

Banalizzare la protesta e volerla considerare il frutto della strumentalizzazione dei partiti è irrispettoso nei confronti dei lavoratori siciliani


(19 Gennaio 2012) - Movimenti civici, cartelli, associazioni pro loco nella regione sicilia se ne contano a centinaia, sono una caratteristica pressochè preminente del tessuto sociale. Spessissimo convivono con gli equilibri del potere e dello status, come si è registrato nei settori della protezione civile o nei cartelli delle cooperative sociali. Quando accade però qualcosa di interessante nel sistema di opinione e di azioni siciliano, a Roma, soprattutto nei palazzi e nelle sedi di partito, tutti a chiedersi chi si nasconde dietro la rappresentazione della protesta, qual è l'identità del burattinaio.

Dopo il fattaccio di cronaca - l'accoltellamento di un ambulante a Lentini ad opera di uno dei manifestanti che presidiavano il blocco - i media si svegliano e i riflettori si accendono sulla protesta più trasversale del meridione. E giù a trovare paradigmi interpretativi, analisi a tavolino tra intellettuali, adesso con il governo Monti tutti all'opposizione 'tecnica'.

Le prime avvisaglie del tentativo banale di mettere una parrucca al movimento siciliano, riunito sotto le due sigle, 'movimento dei forconi' e 'forza d'urto' circolavano l'altro ieri sulle pagine di facebook, nelle reti fitte di commenti dei sessantottini e della sinistra alternativa (loro sanno sempre tutto e vivono nella temporalità delle anticipazioni!); 'prima di acclamare fareste bene a analizzare l'identikit dei manifestanti' recitava un post. E via con l'elenco dei soggetti che appoggiano i manifestanti e invece, da loro punto di vista, non possono avallare più alcuna protesta perchè sono corrotti nell'animo, farabutti, sono stati tutti insomma 'protestati' dai siciliani per bene.

Gli autotrasportatori, gli imprenditori, gli industriali, gli agricoltori, i pescatori, gli allevatori pongono invece questioni molto semplici e ritrovano un sentimento comune nella presa di coscienza collettiva che l'economia siciliana 'affonda' già da diversi anni e non trova più nello Stato e negli enti locali interlucutori capaci di ascolto, di fornire soluzioni concrete ai problemi infrastrutturali (caro-gasolio, assenza di arterie di collegamento, crisi del credito per citare solo alcune istanze alla base della protesta).

La sicilia si sente abbandonata da tutti. Il governo regionale che da anni si occupa solo di mantenersi saldo nelle maggioranze dell'ARS, gioca anche con le vicende amministrative di Palermo confondendo l'immagine del sindaco-skipper Cammarata con le priorità ormai inderogabili della città più importante dell'isola. Il sindaco skipper poi decide di dimettersi nel momento più caldo della vita della città, rimasta addirittura senza carburante e al freddo senza bombole del gas, adducendo di volergliela fare, al presidente Lombardo, mettere alla prova il commissario che nominerà per Palermo, una ripicca da gioco Monopoli siciliano. 

Per non parlare delle altre forze politiche: il pd regionale, sempre su Palermo, alle prese con la tenuta difficile dell'elettorato se rinuncia alle primarie o supporta l'alleanza con il terzo polo; il grande sud gioca invece da libero, definisce la protesta un movimento del popolo, deve però sperare che i siciliani dimentichino tutte le cose che i suoi rappresentanti non hanno fatto negli ultimi dieci anni per il bene della sicilia.   

Inutile ricamarci, il messaggio del movimento che ha bloccato la sicilia è semplice, chiaro, enunciato ad alta voce, a limite dalla legalità di ogni manifestazione: 'vogliono tutta la classe politica a casa, senza mezze misure.'

Un neopapà è arrabbiato con gli indignati siciliani perchè considera violente le modalità della protesta, soprattutto perchè non è riuscito, a causa del blocco dei tir, a trovare i pannolini per il suo piccolo, quelli con il balsamo lenitivo. Tra i forconi levati in alto ci sono certo anche i saluti romani, registrati in alcuni presidi, ma domani scenderà il movimento studentesco e le magliette colorate compenseranno la tristezza dei camerati.

Il governo Monti nelle dichiarazioni, è oggetto della polemica, senza se e senza ma. Se le risposte non arrivano e i bisogni sono forti, si traducono nell'impossibilità di portare avanti la propria attività lavorativa, di dare sostegno alla propria famiglia, è naturale che chi rappresenta le istituzioni diventi presto la controparte. Non sarà la strumentalizzazione dei gruppi politici a implementare la protesta, è già viva e si sviluppa a macchia d'olio. Se poi la rappresentanza politica non ha manifestato la volontà di rinunciare con chiarezza e determinazione responsabile ai propri privilegi, il gioco è fatto; il rischio effettivo è che la violenza trovi la sua strada naturale, uno sbocco pressocchè definitivo, dove non saranno più i pannolini del bebè a costituire il problema.

 

Carlo Baiamonte
19/01/20

 

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